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ultima modifica: 21/03/2017

Cenni Storici

In epoca romana buona parte del territorio su cui oggi sorge Cesenatico, era coperta dal mare. Esisteva comunque un insediamento umano di cui sono state trovate tracce rilevanti, le più significative delle quali sono state raccolte nell’ Antiquarium Comunale, il Museo archeologico cittadino. Tali tracce, confermate da fonti storiche, testimoniano la presenza nel territorio di Cesenatico, di un piccolo centro romano identificabile in periodo repubblicano (11 – 1 sec. a. C.) con le Tabernae Cossutianae e, successivamente, con l’ Ad Novas del periodo imperiale (I – IV sec. d. C.), località riportata anche dalla “Tabula Peutingeriana” sul tracciato della via consolare Popilia.

La Cesenatico attuale venne fondata nel medioevo come “Porto di Cesena” in seguito ad una bolla del Pontefice Giovanni XXII che, approvandone la costruzione, ne precisa la località: quella di un “Casaie” denominato “Tumba de S. Toma” sulla via Popilia, nella zona indicata come Ad Novas.

I cesenati ne iniziarono i lavori il 9 settembre del 1303 e li condussero rapidamente a compimento, munendo il porto di un castello che venne chiamato “Cesenatico”. Le Signorie confinanti si allarmarono per la comparsa di un porto fortificato e Bernardino da Polenta, signore di Cervia, appoggiato da Uguccione della Faggiola e da Federico da Montefeltro, conquistò il castello e fece interrare il porto. Dagli Annali Cesenati si apprende che il lavoro di sterro venne compiuto in due mesi, nel 1314, così che il porto, in seguito, venne nuovamente riaperto, ma per breve tempo. Poco dopo infatti, Ostasio da Polenta, signore di Ravenna alleato di Cecco Ordelaffi, signore di Forlì, lo distrusse. Nel 1328 porto e castello venivano ricostruiti per essere saccheggiati e distrutti nel 1360 da Manfredi di Faenza, ma nel 1371 il Cardinale Anglico annota una “Villa del Porto Cesenatico” con fortezza e 14 focolari, in territorio di Cesena.

Doveva quindi essere stata già eseguita la ricostruzione del porto e della fortificazione se l’Anglico ne parla tranquillamente e se nel 1377 il Cardinale Legato li vendette a Guido da Polenta, signore di Ravenna, per 6.000 fiorini e nel 1382 Galeotto Malatesta, divenuto Rettore di Romagna, li riacquistò sempre per la Chiesa pagandoli lo stesso prezzo.

 

La città nel 1500 fu occupata da Cesare Borgia che, nel marzo del 1501, vi accoglieva con grandi onori Caterina, ex regina d’Ungheria. Ecco il racconto che ne fa l’Alvisi: “Era il Duca per ritornare a Cesena (29 marzo) quando a Porto Cesenatico, per mare, giunse una gentildonna che, per due volte, aveva cinto la corona di regina d’Ungheria e che allora, povera e infelice, ritornava alla corte del fratello ad assistere ad altre miserie, alla ruina della casa d’Aragona; era Beatrice, sorella di Federico di Napoli la quale, vedova del re Mattia, pochi mesi prima era stata ripudiata dal re Ladislao suo secondo marito. Ma, in tanta sventura Cesare, onorando sempre in lei una figlia ed una moglie di re, come ne seppe l’arrivo a Cesenatico, mandò a riverirla ed a presentarle un regio dono affinché ella, passando per gli Stati di lui, ne conoscesse la gentilezza e la liberalità”.

Il periodo passato sotto la dominazione dei Borgia è molto interessante per la particolare importanza attribuita dal Duca a quel “portocanale”. Nel settembre del 1502, Leonardo Da Vinci, “architecto et ingegnere generale” del Valentino, di ritorno da Le Havre, per incarico del Borgia stesso studiò le strutture del porto di Cesenatico e, dopo averne eseguita un’attenta ricognizione, disegnò una serie di migliorie e varianti che, successivamente adottate, hanno fatto di quel porto un rifugio sicuro anche sotto il profilo strategico – militare, come fu dimostrato durante il periodo napoleonico.

Eccone la rievocazione fatta dal più noto e illustre figlio di Cesenatico, lo scrittore -  poeta Marino Moretti: “Cesenatico, Scrivo il nome del mio paese il cui suono non può dir nulla agli estranei?Eppure questo nome che non diceva allora nulla a nessuno, cantò nel mio cuore. Quando ero bambino mi pareva avesse la sua magìa fin nella particolarità sdrucciolevole. E non avremmo, forse, storia e saremmo felici se non si fosse scoperto nel piccolo codice davinciano contrassegnato con la lettera L uno schizzo di Leonardo, che sarebbe come un appunto, una nota grafica, un promemoria del futuro porto di Cesenatico. Due linee curve raffiguranti un tratto di canale al quale confluisce, in corrispondenza a un estremo e dalla parte della sponda sinistra, un canale minore, poco a valle del quale?è indicato un ponte: Cesenatico infatti, è tutto qui come nel foglio vinciano che si conserva in una famosa biblioteca di Parigi. Il 6 settembre 1502 a ore 15, Leonardo fu appunto su queste rive col Valentino ed ora è come se fossimo tutti suoi figli”.

 

Crollato il dominio dei Borgia la città passò, per un breve periodo, sotto il dominio dei Veneziani, quindi alla Santa Sede e per oltre tre secoli non ebbe avvenimenti di rilievo, all’infuori del bombardamento navale del 1809, con cui gli inglesi distrussero la “Torre Pretoria”, volendo vendicare il fatto che un loro ufficiale era stato preso prigioniero; il governo napoleonico fece costruire in sostituzione, un fortino che andò distrutto nel 1866.

Intanto nel 1827 la città vedeva finalmente appagate le rivendicazioni di indipendenza da Cesena, per tanti anni avanzate, con il riconoscimento di Comune autonomo; e il 2 agosto 1849 rendeva possibile l’imbarco sui famosi “bragozzi”, di Giuseppe Garibaldi il quale, reduce dalla difesa di Roma e lasciato San Marino, tentava di correre in soccorso di Venezia in compagnia di Anita, Ugo Bassi e altri patrioti.

L’impatto fra Garibaldi e Cesenatico fu un incontro sconvolgente forse, ma tutt’altro che caloroso. Eppure, nel giro di pochi anni, il mito di Garibaldi assunse per Cesenatico un’importanza enorme, quasi che un avvenimento casuale, di brevissima durata, fosse stato capace di inserire il sonnolento borgo di pescatori nel corso della storia. Non a caso la commemorazione dell’avvenimento assunse una grande importanza, tale da diventare la festa della città.

Nel 1860, undici anni dopo il drammatico imbarco di Garibaldi a Cesenatico, la città passò a far parte del Regno d’Italia.

 

NASCITA E SVILUPPO DEL TURISMO

 

Cesenatico indubbiamente è nata e vissuta in simbiosi col mare. Fin dal medioevo, quando i Malatesta, signori di Cesena, decisero di creare un approdo sicuro in uno dei tanti canali di deflusso che portavano all’Adriatico le acque paludose dell’hinterland, si delinearono subito quelle che sarebbero diventate nel tempo le prerogative della futura città. Il porto assunse subito l’aspetto di un importante centro commerciale e suscitò le invidie delle città vicine che tentarono in ogni maniera di sopprimerlo.

Con il riconoscimento, da parte della scienza medica, dell’utilità terapeutica dell’aria marina e dei bagni con acqua salata,  e con la fine delle incursioni dei temibili pirati barbareschi sulle spiagge, comincia a svilupparsi anche sulla costa Adriatica il turismo.

Nel 1878 viene inaugurato il primo stabilimento balneare di Cesenatico: è costruito interamente in legno, è dotato di camerini e di una piattaforma sull’acqua con servizio di bar e ristorante e la zona di spiaggia e di mare dove fare il bagno è rigorosamente divisa per sesso con paratie e funi.

Nel 1897 a Cesenatico è istituito il primo servizio di salvataggio della Riviera, garantito da “due esperti battellieri, robusti e provetti nel nuoto”.

Il passo decisivo verso la vocazione definitiva di località balneare si compie però nel 1903, quando il Comune pianifica la lottizzazione della zona alla destra del porto destinandola alla costruzione dei “villini” per la residenza dei turisti, con la concessione gratuita di aree fabbricabili.

In pochi decenni nasce e si sviluppa l’industria turistica: vengono costruiti i primi alberghi e le prime colonie, aprono nuove attività commerciali e di svago, si organizzano eventi ed iniziative di intrattenimento.

Alla vigilia del secondo conflitto mondiale, Cesenatico può così affermarsi come località turistica della Riviera Romagnola, al pari della capostipite Rimini e di Riccione.

Il vero boom della Cesenatico turistica inizia nell’ultimo dopoguerra col progressivo assurgere del turismo a fenomeno di massa.

La tranquilla e suggestiva cittadina di pescatori offre non solo i sette chilometri di litorale ricchi di sabbia finissima e di stabilimenti balneari attrezzati, ma soprattutto, l’eccellente cucina, la familiarità, l’ospitalità e la buona qualità delle strutture alberghiere.

Lo scoprire e l’apprezzare queste straordinarie prerogative da parte dei primi villeggianti, contribuisce ad attirare sulla riviera cesenaticense, intorno agli anni sessanta, un consistente numero di turisti italiani e stranieri. Oltre alla spiaggia centrale di Levante, gradualmente si sviluppano e si popolano quelle più decentrate di Villamarina, Valverde, Ponente e Zadina Pineta: si tratta di spiagge accoglienti, tranquille, sicure, dotate di strutture e servizi moderni e rispondenti alle esigenze di una clientela cosmopolita.

L’ampiezza dei viali e la ricchezza della vegetazione forniscono alla località una singolare immagine distensiva a cui contribuiscono le graziose piazzette del centro storico, l’ampia darsena con le imbarcazioni da diporto, la poetica Vena Mazzarini, corso d’acqua artificiale che contribuisce all’equilibrio idraulico del porto,  le grandi distese verdi dell’immediato entroterra, ricche di alberi da frutto e solcate dai secolari canali di deflusso a cui fanno da cornice le lunghe teorie dei capanni da pesca.

 

 

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